Ciao a tutti, anche se è passato un pò di tempo, volevo condividere con voi la mia seconda volta........




VIAGGIO A NORDKAPP 2014
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Dopo esserci già stato 10 anni fa, posso dire che è proprio vero, il mal del nord esiste… Ed infatti mi ritrovo
qui a raccontarvi della mia seconda volta. Senza alcuna ovvia allusione, mi riferisco alla mia seconda volta
alla Rupe di CAPO NORD: trascorsa una decade, dalla prima esperienza, ho voluto riconquistare la meta più
ambita da ogni motociclista nel vecchio continente, un viaggio nel profondo Nord partendo dal profondo
Sud. Dopo notti intere a rimuginare sui percorsi e su quanto non si può non visitare lungo la strada, si
stabilisce in tre settimane Il tempo a disposizione, non molto a dire il vero, ma pianificando le tappe prima
della partenza siamo riusciti a riportare a casa le chiappe nel tempo previsto. Si, “siamo”, poiché
parlandone tra amici si finisce per incontrare chi con entusiasmo ha accettato di affiancarmi in questo
lungo giro verso il mare di Barents. Gli intrepidi siamo io SALVO con la mia poderosa HARLEY DAVIDSON
ELECTRAGLIDE 1450 che segna 46350Km alla partenza, e FILIPPO, il mio compagno di viaggio , con la sua
YAMAHA XJR1300. Pronti e carichi emotivamente alle 16:30 del 10 luglio 2014 ci incontriamo all’area di
servizio di Tindari sulla A20 e applicati gli adesivi commemorativi, diamo il via al nostro viaggio!!!

10 Luglio 2014 Barcellona – Palermo, Km 200
https://imgur.com/a/jcR4a
https://imgur.com/a/ty3X0



Prima tappa Palermo per imbarcarci sulla nave delle 21 che ci condurrà a Genova; tante persone sbarcano
verso sud e ci fanno partire con un po’ di ritardo ma dopo poco riusciamo a sistemare le moto insieme ad
altri motociclisti pure in partenza ed a diversi stranieri che rientrano dopo il loro viaggio in Sicilia . Ci
sistemiamo in cabina e ceniamo sul ponte con la cena home made.

11 Luglio 2014 Genova – Baveno (Stresa), Km 210
Sbarcati nel pomeriggio, attraversiamo la città di Genova e rimaniamo intasati in autostrada insieme a tanti
pendolari, causa deviazione per incidente. Ciò nonostante riusciamo ad arrivare in serata all’ “Hotel Villa
Ruscello” a Baveno sul Lago Maggiore proprio di fronte alle splendide isole Borromee, dove il gentile
receptionist ci indica una ottima e soddisfacente pizzeria per la cena, a Stresa, a pochi km, lontana dai
circuiti turistici. Quattro passi in centro dopo cena e poi a riposo, vista la strada che ci aspetta già da
domani.
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https://imgur.com/a/JZGSQ


12 Luglio 2014 Baveno (Stresa) – Alsfeld (Germania), Km 750
Una ricca colazione ci dà il buongiorno sul Lago Maggiore con la splendida vista sulle isole Borromee che ci
fanno l’occhiolino; scattata qualche foto‐ricordo ci congediamo dal receptionist incuriosito dalla nostra
destinazione e ci mettiamo in strada con direzione Svizzera attraverso il Simplon pass e il Grimsel pass, che
meritano una breve sosta dopo la bellissima strada tutte curve popolata da motociclisti di ogni tipo.
Lasciamo le Alpi svizzere e i passi, attraversiamo tanti piccoli paesini molto caratteristici perché preferiamo
goderci il paesaggio piuttosto che farci inghiottire dalla monotonia dell’autostrada; durante una pausa
carburante, mettiamo sotto i denti qualcosina, anche per spendere i franchi svizzeri datoci di resto per il
pieno. Proseguiamo per Sarnen, tocchiamo Lucerna e Basilea (la città posta sui tre confini: Svizzera,
Francia, Germania) e da qui, tramite la veloce autobahn, giungiamo in serata ad Alsfeld piccolo borgo
dell’Assia, subito dopo Francoforte. Per cenare alla Gasthof Klingelhoffer, purtroppo si è fatto tardi ma ci
viene indicata, quale tappa culinaria alternativa, la piazza centrale dove praticamente tutto il paese
assisteva alla partita dei mondiali di calcio, che si disputavano proprio in questi giorni, sul maxi schermo
piazzato tra varie postazioni dove cucinavano diversi tipi di cibo locale e tra tutto wurstel e birra.
Ovviamente ci siamo uniti con piacere agli abitanti.
https://imgur.com/a/z9E91
https://imgur.com/a/vXtAD



13 Luglio 2014 Alsfeld – Malmo (Svezia), Km 900

La colazione ricca della Gasthof tedesca ci dà la giusta dose di energia per affrontare la lunga tappa della
giornata. Attraversiamo qualche piccolo e caratteristico paesino dell’Assia prima di immetterci nella
autobahn che velocemente ci fa attraversare Hannover, mentre lasciamo l’autostrada ad Amburgo per
poter ammirare la città anche solo attraversandola per il centro. Riprendiamo la strada veloce in direzione
Danimarca con il tempo un po’ grigio e qualche acquazzone. Facciamo alcune soste per il carburante e per
un breve lunch incontrando una coppia di Harleysti con i quali ho scambiato qualche parola ed ho scoperto
che erano stati a Roma l’anno prima (nel 2013… e c’ero anch’io) per il 110° anniversario della Harley
Davidson. Percorrendo la strada, mi accosto di lato per cercare di stringere il bottoncino che azzera i Km
parziali che si era allentato un po’e subito dopo una macchina si ferma dietro di me, il conducente è sceso
per accertarsi che non avessi bisogno di aiuto. Forse perché non capita sovente, ma sono rimasto colpito
favorevolmente da questo gesto di gratuito rispetto. Proseguiamo ed entriamo in Danimarca attraverso i 3
ponti che collegano le 2 grandi isole di questo Stato e che permettono il collegamento stradale tra l’Europa
centrale e la penisola Scandinava. Tra questi il ponte Storebaelt, uno spettacolo dell’ingegneria moderna,
simile al successivo ponte Oresund che invece é lungo 16 Km e rappresenta il ponte strallato più lungo
d’Europa dove scorrono l’autostrada sopra e la ferrovia a doppio binario sotto. Quest’ultimo ponte, situato
subito dopo Copenaghen, oltretutto, collega la Danimarca alla Svezia. Arrivati ai caselli del ponte Malmo o
di Oresund, una piccola distrazione ci fa sbagliare uscita. Ci immettiamo nel casello per le auto piuttosto
che per le moto con relativo pedaggio ma, fermati subito dopo, il ragazzo preposto all’assistenza clienti in
poco tempo annulla le transazioni addebitandoci l’importo per le moto piuttosto che quello per le auto.
Wow che celerità!! Arriviamo a Malmo attraversando una bella zona residenziale con tante villette
curatissime, proseguiamo per il belvedere per una foto di rito con il ponte di Oresund e raggiungiamo lo
Scandic Hotel in tarda serata. Ci arrangiamo per cena con degli spuntini in hotel sapendo che difficilmente
troveremo qualche posto aperto visto le abitudini di queste latitudini. Quattro passi per ammirare la città
deserta anche se sono SOLO le 23, un birretta all’Harrys pub, l’unico aperto in centro e poi a nanna.
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14 Luglio 2014 Malmo – Stoccolma, Km 620
Dopo una colazione abbondante e variegata allo Scandic, riprendiamo le moto dal garage e ci mettiamo in
strada con una leggera pioggerellina che ci accompagnerà per buona parte della giornata. Alla prima sosta
per il carburante facciamo il primo grande incontro di questo viaggio: Vito un motociclista Romano che in
solitaria sta andando a Capo Nord. Decidiamo di fare strada insieme, almeno per quel giorno, visto che
abbiamo la stessa destinazione. Costeggiamo il lago Vättern, il secondo più grande della Svezia e ci
rifermiamo per un'altra pausa carburante e per un breve spuntino, constatiamo che le nostre tappe future
non coincidono con quelle di Vito per cui, giunti a Stoccolma, ci diamo appuntamento per cena per poi
salutarci. Parcheggiamo le moto in un garage sotterraneo e alloggiamo al Fridhemsplan Hotel. Andiamo
subito a fare un giro in centro per ritrovare Vito a Gamla Stan: la città vecchia con i palazzi medievali di
Stoccolma. Costeggiamo l’imponente municipio dove si festeggiano i Premi Nobel. Abbiamo modo di
apprezzare tutte le bellezze di questa città, comprese le belle ragazze dai lineamenti e dai tratti nordici,
alte e bionde. Completiamo la serata davanti ad una ottima cena accompagnata da una bionda…..birra e ci
congediamo da Vito promettendoci di risentirci nei prossimi giorni durante il viaggio. Raggiungiamo l’hotel
percorrendo il centro di questa bellissima città piena di luci e locali che ti invogliano a tirare tardi, ma noi
preferiamo riposare per affrontare tranquillamente i prossimi giorni di “marcia”.
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15 Luglio 2014 Stoccolma
Per la giornata odierna sono previsti altri km ma questa volta a piedi, le moto meritano un po’ di riposo in
garage e noi ci dedichiamo alla visita di questa splendida capitale. Prima di andare in giro passiamo dal
garage visto che la sera prima era praticamente deserto e tutto automatizzato. Qui incontriamo un
simpatico Iracheno di Baghdad addetto all’autolavaggio che ci ha aiutato con il parcheggio e ci ha fatto
degli apprezzamenti per le moto dicendoci inoltre che era stato in Italia a Milano dal fratello. Prendiamo un
buon caffè in un Italian bar proprio sopra il garage gestito da una simpatica signora romana e ci avviamo in
centro. L’ordine e la calma sono diffusi in questa dinamica città dislocata su tante isole, unica al mondo per
la sua morfologia. Ci rechiamo nell’area del tipico mercato Svedese di Hotorgshallen proprio sotto la piazza
Hotorget, forse un po’ meno raffinato del mercato Ostermalms Saluhall che abbiamo visto lungo la strada,
ma, qui ci siamo mischiati agli abitanti di Stoccolma che facevano la spesa e con loro ci ritroviamo gomito a
gomito a mangiare una tipica zuppa di pesce al Kajsas Fisk. Sazi ma non appesantiti andiamo a visitare il
museo Vasa, posto su una delle tante isole, per ammirare l’unico galeone svedese del XVII secolo rimasto
intatto e affondato proprio durante il suo viaggio inaugurale nell’arcipelago di Stoccolma. Giriamo per il
centro a dir poco affollato ma senza alcun tipo di confusione, attraversando vari ponti che collegano le isole
sulle quali e dislocata la città, 14 in tutto e per questo soprannominata la Venezia del nord, fino a rientrare
nella zona dell’hotel dove ceniamo in un caratteristico localino con una pizza niente male.
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https://imgur.com/a/uerXb



16 Luglio 2014 Stoccolma – Umea, Km 640
Oggi si riprende il viaggio verso nord. Lasciamo Stoccolma non prima di aver fatto colazione all’italian bar
dove la gentile signora ci offre il caffè. Prendiamo facilmente la E4 per risalire il golfo di Botnia con un
tempo grigio e con qualche lieve pioggia ma niente di preoccupante per fortuna. Lungo la strada capita di
essere superati da qualche auto con ragazzini a bordo che ti guardano con occhi sgranati e ad un tuo cenno
di saluto ti riempiono di gioia con un immenso sorriso. Facciamo qualche sosta per il carburante e relativo
spuntino e non è difficile incontrare delle bellissime auto americane tanto diffuse da queste parti oltre a
qualche motociclista della zona. Proseguendo lungo paesaggi mozzafiato mi colpisce un edificio di 10 piani
in stile cinese che poco si addice a ciò che ci circonda, per scoprire dopo che si tratta di una struttura
ricettiva che non ha avuto il successo sperato. Arriviamo in serata a Umea e ci dirigiamo allo Scandic Hotel
dove avevamo prenotato una camera. Dopo esserci sistemati decido di andare a fare un giro a piedi in
centro, il mio compagno di viaggio, Filippo, preferisce rilassarsi in Hotel. Scopro questa piccola cittadina
insignita del titolo di capitale europea della cultura per il 2014, molto pulita e curata nelle costruzioni e con
un piccolo centro facilmente visitabile dove ho potuto ascoltare un gruppo musicale che si stava esibendo
proprio in quell’occasione per la festa d’estate. La luce del giorno continua ad essere presente nonostante
sia tardi oltretutto siamo a pochi km dal circolo polare ed infatti sembrano le 5 del pomeriggio. Rientro in
Hotel poiché alle 22 in punto spengono la musica ed in poco tempo spariscono tutti. Cena tardiva in hotel in
compagnia di Filippo e poi via…. a riposare.
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https://imgur.com/a/hxdel


17 Luglio 2014 Umea – Rovaniemi (Finlandia), Km 510
Lasciamo Umea dopo una colazione ricca e abbondante con salmone, aringhe, polpette e quant’altro offre
lo Scandic, per immetterci sulla E4 che ci permetterà di risalire l’ultima parte del Golfo di Botnia.Dopo una
sosta carburante in un area di servizio che funge anche da faro per le imbarcazioni, ci fermiamo a
Gammelstad alla periferia di Lulea. Questo è un antico villaggio della pieve, inserito nella lista come
patrimonio dell’umanità dell’Unesco: un tempo era un comune nel nord della Scandinavia, costituito da
piccole case di legno costruite attorno alla Chiesa per permettere ai fedeli provenienti dalle zone circostanti
di trovare riparo nei bui mesi invernali. Le casette venivano utilizzate prevalentemente di domenica o
durante le festività. Dopo un caffè (se così si può chiamare) nel vecchio bar del villaggio, proseguiamo la
nostra strada fino ad attraversare il confine con la Finlandia. Ci portiamo in terra Lappone, una regione
distribuita nei diversi paesi del nord della Scandinavia e abitata dalla popolazione Sami che ancora oggi si
intravede. Lasciando il golfo in direzione nord, il paesaggio si trasforma in una ricca foresta di pini, abeti e
betulle, di cui si respira forte l’odore e inframmezzata da numerosissimi laghi. Facciamo un’altra sosta
carburante e qui riutilizziamo la nostra moneta. Giungiamo in serata a Rovaniemi capoluogo della Lapponia,
una piccola e ordinata cittadina. Sistemiamo le moto e prendiamo posto in camera al City Hotel. Decidiamo
di cenare con piatti tipici, anche se notiamo curiosamente che in questa città c’è il McDonald’s posto più a
Nord dell’intera catena. Facciamo quattro passi in centro e notiamo come i pochi ragazzi visti in giro
abbiano dei comportamenti simili a quelli dei loro coetanei del sud Europa: simile l’abbigliamento e anche
la caciara che fanno mentre si trovano al volante delle loro auto. Scegliamo un ristorante tipico e ordiniamo
il piatto forte: la carne di renna con marmellata di mirtilli per contorno. Qui, dopo pochi minuti, facciamo il
secondo grande incontro di questo viaggio: Temistocle e Ines entrano dalla porta. Una coppia di
simpaticissimi pugliesi che tornando da Nordkapp stanno percorrendo la strada di ritorno, all’inverso
rispetto a noi. Pensare che a primo impatto li avevamo scambiati per modaioli con maxienduro tanto in
voga, mentre ci siamo ricreduti subito scoprendo la Goldwing macina chilometri di Temistocle.
Trascorriamo una piacevole serata in loro compagnia scambiandoci impressioni sulle sensazioni e sulle
emozioni provate fin ora; dopo una breve passeggiatina post‐cena ci salutiamo dandoci appuntamento per
il giorno dopo al Santa Claus Village . Andiamo a dormire per ricaricare le batteria in vista della tappa verso
la Norvegia, anche perché in Finlandia il fuso orario è di un ora avanti e pochi sono i locali ancora aperti alle
23/24. Prima però, in un supermercato ancora aperto in centro, compriamo degli snack da portarci dietro e
sempre utili per controllare i morsi della fame.
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https://imgur.com/a/uWWv3
https://imgur.com/a/YU84P



18 Luglio Rovaniemi – Nordkapp (Norvegia), Km 700
Una bella giornata non può che iniziare con una ricca colazione continentale dolce e salata. Riprendiamo le
moto ma dopo pochi km facciamo la prima sosta al Santa Claus Village posto proprio sul parallelo
corrispondente al Circolo Polare Artico. Da questa linea immaginaria in su, nel periodo del solstizio d’estate,
il sole non scende mai sotto l’orizzonte per cui la luce non ci lascerà per tutto l’arco delle 24 ore. Questo
fenomeno ha un effetto destabilizzante, cambia completamente la dimensione del tempo a cui siamo
abituati, poiché non ci si rende conto del tempo trascorso in moto essendo sempre giorno. Non sono
mancate le foto di rito nell’ufficio di Babbo Natale da dove abbiamo spedito le cartoline per gli auguri e,
nonostante siamo in piena estate, per un attimo sembra di rivivere l’atmosfera natalizia con l’entusiasmo
tipico dei bambini. Incontriamo gli amici Temistocle e Ines che salutiamo prima di perderci di vista poiché
sono diverse le attrazioni del villaggio, che oltre tutto ci fanno perdere più tempo del previsto: numerosi
sono qui i visitatori, tra i quali non mancano un gruppo di italiani che salutiamo nel souvenir shop. Nel
riprendere le moto è stato emozionante trovarvi incastrato nella sella un adesivo del pub di Temistocle con
l’augurio affettuoso di buona strada. Lo tengo con me come caro ricordo. Facciamo qualche sosta caffè
lungo la strada e scorgiamo le prime renne che scorazzano libere, oltre a osservare le tende dei Sami. Dopo
la sosta a Sodankyla per il carburante e lo spuntino, dove incrociamo qualche motociclista locale, ci
rifermiamo al Tankavaara village o villaggio dei cercatori d’oro, posto lungo la E75. Caffè all’American
saloon del villaggio e via dopo qualche foto ricordo. Proseguiamo fino a raggiungere Ivalo. Qui un cartello
indica la breve distanza dalla città russa di Murmansk, infatti ad Ivalo la E75 passa proprio vicino al confine
con la Russia e diverse sono le auto con targa russa che girano da queste parti. Proviamo a fare
rifornimento in un’area di sosta adiacente ad un market, ma desistiamo visto che non accetta le nostre
carte e che oltretutto chi attende dopo di noi il proprio turno sembra abbia molta fretta. Dopo poco
raggiungiamo Inari dove facciamo carburante, arriviamo ad una svolta dove troviamo il primo cartello che ci
indica Nordkapp a 343Km. Qui inizia un lungo tratto di strada dritta in mezzo ai boschi di betulle su delle
colline ondulate nel nulla più totale e caratterizzata da un continuo sali scendi tipo montagne russe (giusto
per intenderci e per restare in tema) e proprio questi sali scendi mi fanno volare la borsa della fotocamera
che non avevo legato bene e che prontamente, per fortuna, recupera l’amico Filippo che mi segue a breve
distanza. Entriamo in Norvegia, un piccolo cartello quasi invisibile ci dà il benvenuto, proseguiamo
superando il primo paese incontrato Karasjok dove prendiamo la E6 per poi fermarci a Lakselv, bagnato dal
mare di Barents. Qui facciamo uno spuntino oltre il carburante in un area di servizio dove sostava una
Electra Glide che aveva tutta l’aria di essere di ritorno dalla rupe di Capo nord e una curiosità ci colpisce nei
servizi igienici, accanto al WC normale ce n’è uno piccolo per i bambini!! Troppo forti!!. Prima di riprendere
le moto, ci ripariamo meglio poiché il freddo comincia ad essere pungente. Notiamo lungo la strada come il
tempo cambi in maniera repentina alternando la luce del sole a delle zone d’ombra grigie. Costeggiamo una
lunga penisola fino ad arrivare al Nordkapptunnelen, un tunnel sottomarino che supera i 200 metri sotto il
livello del mare, lungo quasi 7 Km e con una pendenza accentuata, che ci condurrà direttamente sull’isola di
Mageroya. Questa volta il transito (rispetto a 10 anni fa) è gratuito, già dal 2012. Giungiamo a Honningsvag
e al camping dove avevamo prenotato una hytter, tipica casetta in legno, ma purtroppo, essendo giunti un
po’ tardi, la hytter non è più disponibile. Inizialmente è destabilizzante renderci conto che, nonostante la
luce (che da noi indica il giorno) sono le 23 e non c’è anima viva in giro. Senza scomporci minimamente
decidiamo di raggiungere la meta per poi decidere come sistemarci per la notte: ovviamente tanta è
l’emozione e impagabile la soddisfazione di essere giunti fino alla fine della strada. Arriviamo all’ingresso
del sito turistico dopo aver percorso le ultime decine di km in un paesaggio surreale, caratterizzato da dolci
colline rocciose prive quasi di vegetazione come se fossimo sulla luna. Paghiamo l’ingresso di circa 18 euro,
parcheggiamo le moto ed entriamo nel centro visitatori con un senso di trionfo e appagamento. Una
sensazione indescrivibile sento pervadermi, emozionato vado in giro per la struttura ormai vuota poiché gli
ultimi visitatori stavano andando via in pullman mentre noi entravamo. Purtroppo il tempo grigio con grossi
nuvoloni che fanno capolino sull’intero promontorio, ci ha negato la foto con il sole di mezzanotte sotto il
famoso globo di Capo Nord, il monumento nel punto più a nord del nostro continente: il tetto d’Europa. Il
centro visitatori è una grande costruzione creata per i turisti per un ovvio sfruttamento commerciale, ma
offre una bellissima vista sul mare di Barents quando il tempo è clemente, trovandosi sulla punta dell’isola,
una falesia a strapiombo che si affaccia sul Mare Glaciale Artico. In pratica stando sotto il monumento a
forma di globo, solo le isole Svalbard ci separano dal polo nord.
Sono passate le 24, siamo al 19 Luglio, la luce rimane costante, abbiamo acquistato qualche souvenir e
inviato le cartoline con il timbro di Nordkapp mentre i giovani ragazzi che lavorano qui ci fanno fretta
ridacchiando e scherzando tra loro poiché si avvicina l’orario di chiusura fissato all’una di notte. Credo che
non si rendano davvero conto di quanta strada ci è toccato fare per raggiungere questa meta, nonostante il
giovane all’ingresso, che nel frattempo si era unito ai suoi colleghi, ci avesse chiesto, registrando, da dove
venivamo. Poco importa, ciò che conta per noi è essere lì, appagati ed emozionati per ciò che può farti
provare, dopo tanti km percorsi, il toccare un luogo che è il punto più a nord raggiungibile con un mezzo a
motore, nel continente europeo; la soddisfazione mista a confusione è davvero tanta. Peccato non aver
trovato il sole ad accoglierci ma un tempo grigio, infatti la foto in apertura è dell’amico Temistocle, scattata
solo il giorno prima: il tempo a queste latitudini cambia davvero velocemente! Rimaniamo a girovagare fino
alle 2 di notte, in pieno giorno, dopodiché con un freddo pungente e un vento teso, inforchiamo le nostre
moto e procediamo in direzione sud, lasciandoci alle spalle il giro di boa, dopo oltre 5000 Km.
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19 Luglio Nordkapp – Alta, Km 230
Ci fermiamo ad Honningsvag per rifornire le moto, ma abbiamo qualche difficoltà con le nostre carte di
credito per cui siamo costretti ad usare la riserva. In giro non incrociamo nessuno, essendo notte fonda,
non riusciamo neppure a trovare alloggio, per cui decidiamo di fare strada verso sud per fermarci non
appena troviamo una comoda possibilità. La velocità è ridottissima, tra il freddo pungente che ci aiuta con i
colpi di sonno che si fanno sentire, riusciamo con qualche sforzo a raggiungere Alta ed iniziamo a vedere in
giro solo operatori ecologici che svolgono il proprio lavoro. In questa piccola città si trovano le più antiche
tracce preistoriche della Norvegia, ossia le incisioni rupestri, che però non facciamo in tempo a visitare. Qui
Filippo, dopo una breve sosta in un area di servizio, per riposarci un po’ e per il pieno di benzina, riesce a
trovare una camera al Thon Hotel Vica, dove possiamo finalmente arrestare “la folle marcia” di ben oltre
900 Km, per un meritato riposo. Sono circa le 7 del mattino.
19 Luglio Alta – Narvik, Km 500
Dopo una dormita rigenerante e una colazione/pranzo con quanto acquistato a Rovaniemi, riprendiamo le
moto intorno alle 14 e proseguiamo sulla E6 cominciando a percorrere la bellissima costa. Ci fermiamo a
circa metà strada da Narvik per il carburante e la merenda a base di hot dog (che trovi alla cassa in
praticamente tutte le aree di servizio quasi ad invitarti ad un poco sano spuntino veloce). Superiamo il bivio
per Tromso e proseguiamo lungo una bella strada per giungere intorno alle 22 al Best Western di Narvik.
Decidiamo di andare al vicinissimo supermarket prima della chiusura, alle 23, per comprare salame
formaggio pane e frutta per la cena che consumiamo nel balcone della camera poiché ovviamente
sembrano le 2 del pomeriggio per quanta luce c’è, pur essendo notte: siamo a 200 km sopra il Circolo
Polare Artico. Decido di andare a fare 4 passi dopo cena, Filippo propende per il riposo in camera. Il piccolo
centro di questa cittadina è tutto raccolto attorno al porto e alla stazione ferroviaria che la collega con
Kiruna ,una cittadina Svedese, non invece con la rete ferroviaria Norvegese che termina a Fauske, 250 km
più a sud. Qualche localino ancora aperto è pieno di giovani che fanno festa, d'altronde è estate anche per
loro. Gruppetti di ragazze si vedono girovagare attorno al centro. Scatto qualche foto colpito dal
caratteristico segnale che indica quasi 4000 km la distanza da Roma; infine vado a riposare.
https://imgur.com/a/joTKn
https://imgur.com/a/d1FFX




20 Luglio Narvik – Kabelvag (Lofoten), Km 250
Una bellissima giornata di sole illumina il nostro viaggio che oggi ci porta alle isole Lofoten. Una ricca
colazione con del buonissimo salmone e aringhe ci dà la carica per riprendere la strada. Ce la prendiamo
comoda visti i pochi km previsti per oggi. Ci dirigiamo al punto panoramico sopra la città per un ultimo
colpo d’occhio su Narvik, facciamo il pieno e torniamo indietro fino a Bjervik, da dove proseguiamo sulla
E10 verso le isole Lofoten. Lungo la strada provo delle sensazioni indescrivibili che riescono ad esaltare ed
accentuare le emozioni del viaggio parallelo che sto affrontando dentro di me… sarà stato ascoltare
Brothers in arms dei Dire Straits, saranno stati i magnifici paesaggi che mi ritrovo ad attraversare, ad un
tratto mi ritrovo a piangere e ridere sotto il casco, mentre guido senza riuscire a trattenere la commozione.
La strada continua, facciamo una sosta foto in prossimità del primo spettacolare ponte di collegamento
delle isole con la terra ferma. Qui incontriamo una simpatica coppia di pensionati, di origini pugliesi ma
svizzeri d’adozione, in camper, diretti anche loro alle isole. Parlando e scambiando qualche battuta sul caro
vita, frutto di una disavventura per un guasto al camper, il simpatico marito ci dice che anche il figlio ha una
“Alli Davis” con la quale fa qualche giro ogni tanto mentre la moglie inizia a raccontarci la storia della loro
vita… con tale passione che se non fosse intervenuto il marito in nostro soccorso, saremmo ancora li ad
ascoltarla. Cominciano ad aumentare le moto che incrociamo, la strada sembra la pennellata su di un
quadro, di una bellezza unica che ci farebbe fermare ad ogni curva per godere di tanto paesaggio: la
meraviglia è che noi in moto ci sentiamo parte di esso, completamente immersi in esso, ne facciamo parte.
Giungiamo nel pomeriggio a Kabelvag dove avevamo prenotato una camera al pulitissimo ostello
dell’istituto superiore convertito in struttura ricettiva nel periodo estivo. Cominciamo a notare le prime
Rorbu, tipiche casette in legno dei pescatori solitamente dipinte di rosso molto diffuse su queste isole.
Dopo esserci sistemati, ci rechiamo a Svolvaer, la capitale delle Lofoten, non prima di aver visitato una
delle prime chiese del nord della Norvegia, in legno e risalente a circa 900 anni fa che si trova lungo la
strada. Mi rimane impresso un angolo dell’interno dove noto dei giocattoli su un tappeto posti per
intrattenere i piccoli ospiti. Il centro di Svolvaer è concentrato attorno all’affollato porticciolo dove tante
barche sostano oltre all’Hurtigruten che qui fa scalo. Infatti effettua il suo passaggio mentre gironzoliamo
per il molo e dopo un po’ segnala la sua partenza richiamando i passeggeri con un forte suono di sirena.
Faccio una pausa in una libreria da dove spedisco qualche cartolina sorseggiando una fresca bevanda,
mentre Filippo si aggira per il molo dove ci ritroviamo per cenare in un localino tipico con, neanche a dirlo,
baccalà e stoccafisso deliziosi. Qui ci capita di vedere anche un gabbiano che pensa bene di mangiare i resti
di altri avventori direttamente sul tavolo. Dopo cena riforniamo le moto e torniamo all’alloggio per il
necessario riposo, anche se una luminosissima notte, praticamente pieno giorno, mi induce a girovagare
ancora un po’ per immortalare con qualche scatto il borgo di kabelvag attorno all’ostello dove
alloggiamo…non vorrei andare a dormire….
https://imgur.com/a/v5X3h
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https://imgur.com/a/AIXHP
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21 Luglio Kabelvag (Lofoten) – A (Lofoten), Km 210
Oggi ce la prendiamo comoda poiché dedichiamo l’intera giornata alla scoperta della parte meridionale
dell’arcipelago. Iniziamo con una normale colazione all’ostello di kabelvag e con molta calma riprendiamo
le moto per percorrere la strada turistica E10 fino al villaggio di A posto nella punta più a sud
dell’arcipelago. La strada si snoda tra ponti, calette e spiagge in un paesaggio fantastico in un contrasto tra
ripide vette e un mare color smeraldo, dove capita di vedere i norvegesi fare il bagno in queste acque
scaldate dalla corrente del golfo, un vero paradiso terrestre reso ancora più unico dalla luce che illumina
ogni minuto della giornata. Facciamo la prima sosta a Henningsvaer, rinomata località turistica, per qualche
foto. Qui abbondano i caratteristici tralicci per l’essicazione dello stoccafisso. Proseguiamo lungo la E10 con
una divagazione prima a Eggum e poi a Unstad, per ammirare le bianchissime e isolate spiagge bianche che
tutto lasciano pensare fuorché di trovarsi sopra il Circolo Polare Artico. Prima di deviare per le spiagge di
Unstad, a Borg, ci fermiamo lungo la strada in un market, dopo esser passati accanto al museo dei
Vichinghi. Qui facciamo uno spuntino con pesce essiccato e incontriamo un bizzarro automobilista svizzero
che viaggia da solo e che, notando le targhe delle nostre moto, si avvicina a noi per metterci in guardia sul
modo di guidare, a dir suo indisciplinato, dei norvegesi che sorpassano ovunque persino in galleria dove
oltretutto, dice, che non ci sono neppure i radar a segnalare a che velocità si sta andando!! A questo punto
avrei voluto consigliargli di non uscire dalla Svizzera avventurandosi altrove… ma mi sono limitato a
convenire con lui su quanto la benzina sia cara e neppure di buona qualità (sempre a suo dire). Deviamo
dalla strada turistica delle Lofoten per ammirare, anche qui, le candide spiagge di Haukland e dopo
riprendiamo la E10 e facciamo un’altra deviazione per ammirare il villaggio di Stamsund. Torniamo sulla
strada turistica e ci fermiamo a Leknes, altro esteso agglomerato urbano insieme a Svolvaer. Riforniamo le
moto, facciamo merenda, sgranchiamo un po’ le gambe e via verso Nusfjord, uno dei borghi di pescatori
più antichi della Norvegia. La strada che porta al piccolo villaggio ad un certo punto sembra andare sotto un
enorme altopiano a forma di V, posto come un muro proprio di fronte alla strada: sembra sia lì a fare da
guardia al fiordo. Giunti al villaggio/museo è evidente la tradizionale architettura norvegese con tutte le
piccole casette rosse adagiate attorno al porticciolo, circondate da montagne dalle cime aguzze a
strapiombo che si specchiano sull’acqua color turchese. Entrati in un piccolo negozio risalente ai primi anni
del secolo scorso, sembra di fare un tuffo nel passato sia per i cimeli esposti che per l’arredamento. In
questo villaggio vive un nostro connazionale che ha deciso di stabilirsi qui e realizzare oggetti in argento,
ma non abbiamo avuto il piacere di incontrarlo. Riprendiamo il nostro viaggio immersi in questo paesaggio
da leggenda, alla volta di Reine che insieme al Nusfjord è, a mio parere, tra i più belli e caratteristici villaggi
delle isole Lofoten. Lungo la strada bellissime spiagge con sabbia bianca si alternano a distese di rastrelliere
dove vengono essiccati i merluzzi prima di essere esportati per gran parte in Italia. Prima di giungere a
Reine, in una sosta forzata a causa di un lavoro in corso, incontriamo una coppia di puri biker svedesi su due
chopper Harley Davidson d’annata. Con loro scambiamo quattro chiacchiere incentrate sulle loro
spettacolari moto. Attraversiamo Reine senza, purtroppo causa il poco tempo a disposizione, riuscire a
salire sul promontorio che sovrasta il piccolo villaggio di pescatori e dal quale si gode di un panorama unico
spesso utilizzato per le copertine dei depliant delle isole Lofoten. Proseguiamo alla volta di Moskenes,
famoso per il Maelstrom, una corrente molto temuta da tutti i marinai. Prima di fermarci qui per aspettare
di imbarcarci, facciamo un salto ad A, chiamato così perché è sia l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese che
l’ultimo paese delle Lofoten: infatti qui la strada finisce.‐ A ‐ è un villaggio di pescatori specializzati nella
pesca dello stoccafisso per il quale hanno anche un museo che mi colpisce per il fatto che l’insegna è scritta
in norvegese e in italiano (per sottolineare il legame tra questa regione e il nostro paese). Prima di
imbarcarci a Moskenes ci fermiamo a Sorvagen in un caratteristico locale dove gustiamo una succulenta
bistecca di balena, piatto forte della zona. Dopo le innumerevoli e immancabili foto che continuo a scattare
a questi incredibili paesaggi quasi irreali (mentre Filippo si porta al traghetto), ci ritroviamo al molo con gli
occhi pieni di casette rosse dei pescatori, illuminate ed inondate dal sole, quasi come in un dipinto creato
ad arte. Sono le 23:59 e puntuale come un orologio svizzero, il traghetto lascia il molo mentre noi
lanciamo, già con un po’ di nostalgia, un ultimo sguardo a queste isole fiabesche dominate dalle montagne
a picco sul mare.
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https://imgur.com/a/46TDk
https://imgur.com/a/x661w
https://imgur.com/a/XYc7R
https://imgur.com/a/byzwc
https://imgur.com/a/hLDX6




22 Luglio Moskenes – Bodo – Trondheim, Km 710
La giornata inizia presto, o meglio la notte non finisce che ricomincia un altro giorno, visto che ci troviamo a
riposare in nave dalle 00:00 alle 04:00 circa, ora in cui sbarchiamo a Bodo. Salutiamo la coppia di biker
svedesi che sbarcano come noi per proseguire il loro viaggio verso casa, e ci dirigiamo verso Fauske e la E6.
La strada è tenuta benissimo, il paesaggio è molto diverso rispetto alle Lofoten, anche perché è molto più
arretrato verso l’interno rispetto alla costa. Sostiamo per rifornire le moto in una deserta area di servizio,
vista l’ora, prima di attraversare il parco nazionale Saltfjellet‐Svartisen lungo una strada che sembra, ancora
una volta, frutto della mano di un pittore e che ondeggia su questi vasti altopiani oltre al massiccio
Saltfjellet e alle calotte glaciali dello Svartisen. Ci fermiamo per qualche foto presso il centro visitatori nel
punto in cui riattraversiamo la linea del Circolo Polare Artico questa volta in direzione sud; ovviamente
tutto è chiuso poiché sono le 6 del mattino di una limpida giornata di sole dominata da un cielo terso.
Rimaniamo colpiti dalla moltitudine di mucchietti di sassi fatti da chi ci è passato e ci ha voluto lasciare un
segno. Da qui in poi il sole tornerà a sparire nelle ore notturne. Sulle alture scorgiamo ancora tanta neve.
Ripreso il viaggio, alle alte brughiere ondulate si sussegue un fitto bosco di verdi pini. Sostiamo a Mosjoen
per rifornire la moto e sorseggiare un meritato caffè americano. Qui incrociamo un motociclista locale su
una splendida Honda 750 Four tenuta magnificamente e diretto niente di meno che alle Lofoten.
Continuiamo lungo la E6 direzione sud costeggiando fiumi, cascate e numerosi laghi in un bellissimo
scenario naturale. Effettuiamo l’ultima sosta carburante della giornata dopo aver costeggiato tante aree
dove vengono coltivate le fragole. Questa volta incrociamo 2 tedeschi con 2 maxi enduro abbigliati come se
dovessero salire su marte. Prima di giungere a Trondheim, facciamo un’ultima sosta in una antica
fabbrica/museo di candele al bordo della strada che ha richiamato la nostra attenzione poiché qui
sostavano dei bellissimi mezzi d’epoca americani, compresi i camion dei pompieri e le insegne che ci
riportano con la mente alla Route 66 degli States. Giungiamo nel pomeriggio al Comfort Hotel di
Trondheim, che si trova al centro del fiordo omonimo e dove avevamo prenotato una camera. Dopo esserci
riposati, sistemate le moto nella corte interna dell’Hotel, ci dedichiamo alla visita di questa città.
Trondheim è una città di confine, il punto d’incontro più rappresentativo tra il sud e il nord della
Scandinavia. E’ una brillante cittadina con una attiva università che richiama una moltitudine di studenti
che la invadono pacificamente. Il centro è facilmente percorribile e molto ordinato pieno di negozi antichi e
vintage, in un ambiente bohemienne con le caratteristiche case colorate e le piccole viuzze acciottolate ma
anche con diversi centri commerciali e negozi alla moda. Il simbolo della città è la cattedrale di Nidaros, che
fu la sede delle incoronazioni dei Re di Norvegia, vi è inoltre sepolto il Santo Olav, il Re che portò il
Cristianesimo nel paese, oggi patrono della Norvegia. Dopo una breve passeggiata per il centro, durante la
quale notiamo la presenza di diverse moto, ci avviamo alla imponente Cattedrale e, scattate le varie foto
ricordo, andiamo al ponte vecchio sul fiume Nidelva, costeggiato da case colorate; da qui ci trasferiamo in
un caratteristico locale che altro non è che la vecchia locanda per i viaggiatori e i loro cavalli, poiché la città
è stata meta di numerosi pellegrinaggi (infatti la costruzione risale al 1800). Qui gustiamo una squisita
fiskesuppe e dell’ottimo salmone selvatico. Dopo cena, mentre Filippo rientra in hotel, io continuo a
girovagare attraverso l’affollato centro, attraverso la zona piena di localini creata nei vecchi magazzini
attorno ad un bacino dismesso, ovviamente pieni di gente che vivono la loro estate. I caldi colori delle case
riflesse sulle acque calme insieme ad una mite temperatura e al sole ancora alto, insieme ai tanti giovani
intenti a divertirsi, mi fanno dimenticare la stanchezza per un po’, fino a quando, comprato da bere in un
market, decido di andare a riposare , anche perché è ancora tanta la strada da percorrere.
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https://imgur.com/a/objSd
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23 Luglio Trondheim – Geiranger, Km 415
Una splendida giornata viene annunciata dal sole che irrompe dalla finestra della camera che lasciamo
dopo una ricca e abbondante colazione dolce e salata che propone l’Hotel. Salutiamo la viva città in tarda
mattinata e con tutta calma riprendiamo la E39 che va verso sud lungo la costa. La mia radio è sintonizzata
su Radio Norge e tanta musica anni ’80 mi fa da colonna sonora del viaggio. Costeggiamo parte del fiordo
della città per poi immergerci in un fitto bosco interrotto da tantissimi laghi e corsi d’acqua con le loro
limpide acque e gli infiniti allevamenti di pesce. Ci fermiamo per una breve sosta, senza accorgercene,
sull’isola di Valsoya, al fjordcamping. Dopo non molto ci ritroviamo a prendere il primo traghettino che ci
permette di attraversare il fiordo. Proseguiamo costeggiando fiordi, laghi e attraversando isole su ponti che
sembrano quasi finti con una strada perfetta e un paesaggio mozzafiato, tanto da sembrare un dipinto.
Bellissime case e fattorie adagiate su verdi prati affacciati sul mare. Nel pomeriggio facciamo carburante
alle porte di Kristiansund sull’isola di Frei, mentre cerchiamo di non farci rovinare la festa dal tempo
uggioso, che non riesce ad avere la meglio , per poi sostare nei pressi di un market in una zona residenziale
di Kristiansund e fare un veloce spuntino con pesce essiccato. La piccola cittadina, sarà stato per il tempo
grigio, non ha trasmesso emozioni particolari, ci ha dato l’impressione di essere un centro per il commercio
e infatti è conosciuta per la produzione di stoccafisso e baccalà oltre a essere uno degli scali
dell’Hurtigruten che notiamo mentre è in manovra al porto. Ripresa la marcia ci portiamo all’Atlantic
tunnel, subito fuori città è l’unico tratto di strada a pagamento anche per le moto che abbiamo trovato in
Norvegia. Questo è proprio in mezzo all’Atlantico, con una strada in pendenza del 10% circa arriva a 250
metri sotto il livello del mare e ci conduce dopo vari km sull’isola di Averoy. Qui, oltre ad una nordica natura
selvaggia con spazi infiniti, ci troviamo di fronte la Atlantic Road con il ponte Storseisundet che sembra
quasi costruito sul nulla e ci dà l’impressione (sia a vederlo che a percorrerlo) di spingerci a fare un salto nel
vuoto nel punto in cui sembra interrompersi bruscamente. La curva a gomito in cima è una vera opera
d’arte che concilia con la sua grandezza architettonica, la bellezza con la scienza e la tecnologia. Questa
strada che si districa tra numerosi isolotti è di una bellezza indiscutibilmente riconosciuta, ritenuta una dei
migliori viaggi su strada del mondo, inserita ovviamente nelle strade turistiche nazionali ma anche percorsa
frequentemente dagli abitanti poiché è un importante via di collegamento. Incrociamo durante la nostra
sosta nell’area visitatori presso il famoso ponte, un gruppo di motociclisti Ungheresi tra cui alcuni in Harley
Davidson. Scambio qualche battuta con uno di loro che rimane stupito appena gli dico di avere una Harley,
poiché i suoi amici hanno un abbigliamento vistosamente marchiato Harley, rispetto alla maggiore sobrietà
del mio. Dopo le foto di rito, in cui ritraiamo anche il postale Hurtigruten che noto al largo e che non
incroceremo più visto che termina la sua rotta a Bergen, riprendiamo le moto e proseguiamo per Molde.
Superiamo velocemente Molde sfiorando il centro e attraverso un tunnel sottomarino ed uno scenografico
ponte anche questo con una bella curva a gomito in cima (evidentemente ci hanno preso gusto i
Norvegesi…), riusciamo a superare il Fannefjorden mentre ci attende il secondo traghettino della giornata
per superare il Langfjorden. All’imbarco troviamo altri due motociclisti della zona con due supersportive,
una tedesca e una italiana. Con loro scambiamo due chiacchiere durante la traversata tra l’entusiasmo del
mio amico Filippo, molto più pratico di me in questo genere, che riconosce trattarsi di due moto ad
edizione limitata e di un certo prestigio oltre ad essere super veloci, ed il mio stupore nell’apprendere che
uno di loro due conta anche un vecchio Shovel nel proprio parco moto. Abbiamo appreso dai nostri amici
qualche consiglio sulla strada da seguire confortandoci avendo previsto il medesimo percorso. Sbarcati ci
siamo salutati con i nostri amici che sono presto spariti con i loro bolidi super performanti. Il paesaggio
naturale si ripropone in maniera sempre diversa con il sole che rende tutto ancora più bello lungo fiordi, ai
margini di fitte foreste con alte montagne a picco sul mare. Superato Andalsnes, dopo aver rifornito le
moto, ci ritroviamo presto ad affrontare un luogo da fiaba: la “Parete dei Troll” un muro verticale naturale
di oltre mille metri di una vertiginosa bellezza sulla Trollstigen. Immancabili anche qui le foto con il
particolare cartello stradale di pericolo Troll. Ricevo prima della salita una chiamata dall’Hotel per
confermare il nostro arrivo per la sera e mi rendo conto di quanto tempo abbiamo impiegato per
percorrere non molti km, essendo tanti i posti da osservare e in cui sostare (con il senno di poi forse questa
tappa avrebbe meritato un giorno in più per poter meglio apprezzare questa natura selvaggia). Oltretutto la
tanta luce ci tradisce sull’orario. Giunti in cima alla Trollstigen, sostiamo presso il centro visitatori per
sgranchire un po’ le gambe e per osservare sia il ghiacciaio, le cui acque formano una alta cascata che passa
proprio sotto la strada, sia la strada stessa dai punti di osservazione, con le sue tante curve come un piccolo
Stelvio. Scendiamo dalle alture e notiamo a valle anche qui la moltitudine di coltivazioni di fragole.
Giungiamo a Valldal, un grazioso villaggio pieno di gente e di campeggi con le famose casette o Hytter,
giusto in tempo per prendere l’ultimo dei pulitissimi traghettini che ci porta dall’altra parte dello
Storfjorden. Accompagnati da un gruppo di delfini, sbarchiamo velocemente per riprendere a salire lungo
la strada che ci conduce alla Ornevegen o strada delle aquile che ci spalanca una vista mozzafiato sul
Geirangerfjord sito protetto dall’Unesco. Ci fermiamo al punto panoramico Ornesvingen per osservare le
famose cascate, qui la stanchezza mi gioca un brutto tiro, urto con la molla del cavalletto mentre scendo
dall’area d’osservazione, la sistemo in maniera grossolana e andiamo velocemente al Grande Fjord Hotel,
sul lato del fiordo, per il riposo necessario, vista l’ora tarda. Sono le 23 ma c’è ancora tanta luce. In poco
tempo cala un fitto buio, riusciamo a cenare solo con quanto abbiamo con noi e prima di andare a dormire
provvedo a mettere a posto la molla del cavalletto che così non mi darà più fastidio.
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24 Luglio Geiranger – Stavanger, Km 660
Ci svegliamo presto, con una gradita sorpresa. Durante la notte sono arrivate un paio di navi da crociera che
adesso sostano proprio in mezzo alle calme acque del fiordo davanti al nostro terrazzo oltre al traghetto di
linea che in quel momento ci passa sotto. La giornata è splendida, con il sole alto facciamo una ricca
colazione dolce e salata e con una vista favolosa sul fiordo. Le altre moto che sostavano nel parcheggio
sono andate via, noi ce la prendiamo comoda, siamo in vacanza. L’Hotel è in una posizione strategica che ci
permette di scattare tante belle foto ricordo. Partiamo a metà mattina, dopo una controllata alle moto
poiché anche quella di Filippo per un attimo la sera prima ci aveva fatto temere. Superiamo velocemente il
piccolo villaggio per sfuggire alla bolgia e alla confusione creata dalla marea di turisti sbarcati dalle navi e
sostiamo dopo qualche curva al Flydalsjuvet, perfetto punto di osservazione sul fiordo, dove incrociamo
altri motociclisti locali. Saliamo di quota costeggiando laghi d’altura dalle limpide e riflettenti acque.
Procediamo in direzione Stryn, attraverso la comoda E15 con lunghissimi tunnel. Attraversiamo Stryn, una
piccola cittadina situata all’imbocco del Nordfjord, dove notiamo in un’area di servizio gli amici Ungheresi
incontrati sull’Atlantic Road. Costeggiamo il Innvikfjorden dove sostano altre enormi navi da crociera in
prossimità di Olden. Qui incontriamo un gruppetto di Harleysti Svedesi con i quali condividiamo, a breve
distanza, parte del percorso. Da Utvik proseguiamo verso sud e facciamo una sosta carburante a Byrkjelo.
Oltrepassiamo Skei, posto ai bordi di un lago e dopo un po’, usciti da un lungo tunnel, ci troviamo ai lati del
braccio glaciale Boyabreen del ghiacciaio Jostedalsbreen, il più grande dell’intera Europa continentale.
Facciamo una inevitabile sosta poiché è quasi possibile toccarlo con mano. Giungiamo a Sogndal sul
Sognefjorden. Proseguiamo fino a giungere al traghetto che ci permette di tagliare il fiordo verso sud.
Sbarcati alla volta di Laerdal optiamo, anziché per il tunnel più lungo del mondo, per la più piacevole strada
di montagna, la strada turistica Aurlandsfjellet. Questa attraversa un arido altopiano desolato con molti
laghi e tanta neve anche d’estate. Ci fermiamo in cima a soli circa 1300 metri di altezza ma per trovare un
paesaggio simile a quelli Alpini delle nostre zone, bisogna andare molto più in alto. La discesa è spettacolare
con la vista sul fiordo di Aurland. Ci fermiamo insieme agli amici Svedesi al punto di osservazione
Stegastein, che si sporge di 30 metri nel vuoto e si trova a 650 metri di altezza donando un panorama
stupefacente sul fiordo e le montagne circostanti. Qui ci salutiamo con gli amici Svedesi, che scopriamo si
fermeranno a Flam per qualche giorno di vacanza, mentre noi proseguiamo il nostro viaggio dopo le foto
immancabili. Tutti i punti di osservazione sono dotati di comodi parcheggi, area pic‐nic e bagni puliti.
Arriviamo a Flam, un piccolo villaggio che avevo avuto modo di apprezzare in un precedente viaggio con
Silvia, mia moglie, attraverso la Flamsbana, la linea ferroviaria più ripida d’Europa. Questa volta non manca
la nave da crociera qui ormeggiata. Lasciato Flam, attraverso un lungo tunnel, ci troviamo a Gudvangen, che
si trova alla fine del Naeroyfjord, anche questo incluso nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità
dell’Unesco: è il fiordo più stretto al mondo circondato da alte montagne. Ai lati della strada alte e
spettacolari cascate si susseguono concludendo nei vari laghi nella zona di Voss, importante stazione
sciistica dove abbiamo sostato per rifornire le moto e fare merenda. Oltrepassiamo l’Hardangerfjorden
attraverso un lungo ponte che ci permette di immetterci direttamente da una galleria all’altra, nella cui
ultima ci ritroviamo una bella rotonda proprio in mezzo alle viscere della montagna che permette di seguire
diverse direzioni, tra cui Oslo. Sbucati dalla montagna, costeggiamo il grande fiordo, il secondo in Norvegia
e il terzo al mondo per lunghezza, con le infinite coltivazioni di frutta soprattutto di ciliegie che arrivano
fino a quasi lambirne le acque. Infatti è noto per i suoi frutteti e per questo è chiamato il frutteto della
Norvegia. Tanti i punti vendita diretta ai lati della strada. Notiamo dalla strada il ghiacciaio sull’altra sponda
e le continue cascate ai lati tra le quali nei pressi di Odda, la famosa Latefoss o cascata doppia caratterizzata
da due flussi separati che si ricongiungono in caduta o la Langfossen, alta circa 600 metri nel comune di
Etne che ci ricorda la nostra cara Etna. Oggi è il giorno delle cascate. In effetti anche questa tappa avrebbe
meritato più tempo per quanto c’è da vedere lungo la strada. Facciamo una tirata in un paesaggio diverso
da quello delle regioni del nord, inoltre adesso fa buio quindi via al traghetto che dopo poca attesa ci porta
nei pressi di Stavanger che raggiungiamo velocemente una volta sbarcati, attraverso vari lunghi tunnel o
ponti tra piccole isolette. Ci rechiamo direttamente all’Hotel dove avevamo prenotato una camera, si è
fatto un po’ tardi. Riusciamo a cenare al market della hall h24, inoltre alla reception prima di andare a
riposare, senza troppe difficoltà ci permettono di effettuare il biglietto del traghetto per la Danimarca
previsto per il giorno successivo.

25 Luglio Stavanger

La giornata inizia presto per me, infatti oggi lasciamo riposare le moto in hotel e seguiamo due programmi
diversi: Filippo sceglie una riposante e tranquilla visita della città del petrolio, rinata dopo che molte
industrie petrolifere hanno stabilito qui le loro sedi diventando di fatto un importante centro economico,
mentre Io non intendo perdermi una escursione al Preikestolen o Pulpit Rock. Una sana e veloce colazione
mi dà l’energia sufficiente per affrontare la nuova esperienza, per cui zaino in spalla, scarpe adatte e via!
Lascio di buon ora l’hotel e con il bus arrivo al porto dove prendo il traghetto per Tau, da qui con un altro
bus arrivo fino al rifugio Prekestol da dove parte il sentiero per il Preikestolen. Si tratta di una falesia di
granito che sembra essere stata tagliata con il coltello, una terrazza naturale alta 600 metri che finisce a
strapiombo sul Lysefjord. Il sentiero su un terreno irregolare attraversa una serie di paesaggi montani con
tratti anche ripidi e alcuni laghetti balneabili infatti qualcuno ha fatto il bagno mentre transitavo. In un’ora
e mezza ho raggiunto il Pulpito dopo una passeggiata tra boschi incantati e idilliaci laghetti e aree pic‐nic. E’
una popolare destinazione turistica per cui ho visto tante persone di ogni età, ma ciò che più mi è rimasto
impresso è stata la forza di volontà di un ragazzo in stampelle con una sola gamba, supportato dagli amici.
Quando arrivi alla piatta lastra di granito che si specchia sul Lysefjord, provi delle appaganti sensazioni,
quasi indescrivibili!. Dopo aver riposato, sono andato un po’ più in alto per fare anch’io il mio mucchietto di
sassi come segno del mio passaggio, ma ridiscendo presto al Pulpito: non sono pratico di queste alture e la
montagna può giocare brutti scherzi e le parole di Silvia, mia moglie, mi riecheggiano nella mente: fermati
una volta che senti di avere raggiunto i tuoi limiti… Tornato al rifugio prendo qualche souvenir e dopo un
meritato spuntino ritorno a Stavanger. Decido di fare un salto in centro per visitare la Cattedrale in stile
romanico‐gotico, la più antica della Norvegia e l’unica medievale intatta. Qui trovo una gradita sorpresa che
mi fa dimenticare la stanchezza e mi fa comprendere anche la ragione della presenza della moltitudine di
persone riunite intorno al molo. Mi ritrovo nel bel mezzo della festa d’estate con tanti stand, numerosi
locali improntati su grandi barche e il palco dove diversi gruppi musicali si alternano. Mi porto fino al centro
storico nella vecchia Stavanger per ammirare le tante piccole case bianche in legno risalenti alla fine del
XVIII secolo e le stradine acciottolate dove regnano un ordine e una pulizia straordinaria. A questo punto mi
butto nella mischia e mi siedo al mercato del pesce per gustare una deliziosa zuppa di pesce oltre alla pizza:
ho una gran fame, considerata oltretutto la “passeggiatina” fino al Pulpit Rock. Torno in Hotel per un più
che meritato riposo e apprendo piacevolmente che anche il mio compagno di viaggio Filippo si è ritrovato
nella festa d’estate.
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26 Luglio Stavanger – Hollenstedt (Germania), km 740
Riprendiamo le moto dopo la consueta colazione nordica in Hotel. Riforniamo le moto prima di lasciare la
città di Stavanger e in breve siamo sulla E39 direzione Kristiansand. Attraversiamo dei bellissimi paesaggi
che non stancano mai la nostra vista, sfioriamo Lindesnes che dista 2500 km da Nordkapp e con il suo faro è
il punto più a sud della Norvegia, ma non abbiamo tempo per una visita. Facciamo l’altra sosta carburante a
pochi km dal porto di Kristiansand e qui approfittiamo del market annesso per fare uno spuntino con la
frutta del Hardangerfjord. Ci rechiamo al porto, abbastanza affollato, visto che siamo nel bel mezzo
dell’estate. Dopo un po’ di attesa in coda, l’addetto all’imbarco, Danese, ci fa segno di salire a bordo e
riconoscendo le targhe scambia due chiacchiere con noi in un perfetto italiano ( ci dice di essere sposato
con una genovese e mi rassicura sulle condizioni del mare dicendo che è piatto come una focaccia!!).
Nonostante il ritardo dovuto, a suo dire, alle operazioni di boarding, in poco più di due ore, planando su un
mare calmo, siamo a Hirtshals in Danimarca. Rimango colpito dal numero impressionante di vetture che
riescono a stipare nella pancia di questo enorme catamarano veloce, lasciando poco spazio libero che
rende difficile anche il transito dei pedoni per salire sul ponte. Non saprei se essere più preoccupato in
termini di sicurezza o stupito per l’efficienza. Opto per la mia serenità e mi convinco della seconda ipotesi,
così dopo aver assicurato le moto andiamo a prendere posto sul ponte. Ovviamente pienissimo… riusciamo
a trovare due posti vicino al ben fornito caffè di bordo che si rivela comodo per una poco sana merenda con
Hot‐dog,prima di sbarcare. Nei pressi del porto di Hirtshals transitiamo accanto ad una lunghissima spiaggia
di sabbia fine, veramente molto bella e non mancano i bagnanti. Velocemente attraversiamo la Danimarca
con una sosta per rifornire nei pressi di Aarhus fuori dall’autostrada; arriviamo in Germania continuando
sulla E45. Dopo parecchi giorni riutilizziamo gli euro al successivo rifornimento in terra tedesca e, superate
le luci di Amburgo, giungiamo a Hollenstedt dove passeremo la notte in uno storico Hotel. Purtroppo al
nostro arrivo la cucina è già chiusa per cui ci accontentiamo di una pizza passabile in un pub vicino dove ci
rifacciamo con un’ottima birra mentre ascoltiamo i consigli di un simpatico avventore che ci dice di recarci
ad Amburgo, con un taxi, se vogliamo spassarcela (senza immaginare cosa ci aveva condotti fino a lì!).
Soddisfatti andiamo a dormire.

27 Luglio Hollenstedt – Viktorsberg (Austria), Km 830

Una buona colazione ci permette di sostare nelle antiche sale dell’hotel, che lasciamo per riprendere il
viaggio. Attraversiamo un fitto bosco prima di immetterci nella veloce e monotona autobahn tedesca che,
con un paio di soste rifornimento e anche con un buon wurstel, ci fa macinare parecchi km. Decidiamo di
lasciare l’autobahn e percorrere parte della Romantischestrasse, da Rothenburg Ob der Tauber, attraverso
piccoli borghi medievali giusto per spezzare un po’ la monotonia. Dopo un breve tratto siamo costretti a
tornare sull’autostrada poiché il tempo ha deciso di farci usare gli indumenti anti pioggia, che comincia a
scendere copiosa. Rientriamo dopo il transito da Nordlingen e dopo l’ultima sosta rifornimento, arriviamo
in Austria dove lasciamo nuovamente l’autostrada, subito dopo la linea di confine e costeggiamo parte del
lago di Costanza. Attraversato Bregenz, una deliziosa cittadina sul lago, procediamo lungo il confine con la
Svizzera fino a fermarci a Viktorsberg, un piccolo villaggio di montagna, dove avevamo prenotato una
camera in una panoramicissima gasthaus a pochi km sopra la valle del Reno. Per cena ci siamo accomodati
nella graziosa stube dove siamo stati deliziati da un bel piatto di canederli con funghi con i quali ci siamo
scaldati poiché l’aria comincia ad essere parecchio frizzantina.
https://imgur.com/a/MjaQ8
https://imgur.com/a/r18Gp





28 Luglio Viktorsberg – Livigno ‐ Casa,Km 1650
Un buona colazione ormai è la nostra consuetudine per affrontare la giornata in moto. Lasciamo il favoloso
panorama sulla valle del Reno con la cornice delle Alpi Svizzere e ci muoviamo alla volta del Liechtenstein.
Lungo la strada passiamo davanti ad una concessionaria Harley Davidson dove ci fermiamo un attimo per
ammirare i modelli esposti. Entriamo nel piccolo Principato con la capitale Vaduz in un ambiente
estremamente ordinato che risalta agli occhi anche se si è solo di passaggio. Ben presto ci troviamo in
Svizzera e avvicinandoci alle Alpi cominciamo a notare altri motociclisti che come noi si portano ai passi
alpini. Abbiamo scelto di fare qualche passo per dare un po’ di brio al nostro rientro e per evitare le
scontate autostrade. Oltrepassato Chur, la più vecchia città in Svizzera, facciamo una sosta carburante
prima di affrontare il passo del Giulia. Scendendo dal passo dove sostano altri motociclisti, ci portiamo
verso la famosa ed esclusiva St. Moritz che attraversiamo velocemente per dirigerci verso il nostro amato
Paese. Per un tratto costeggiamo la linea ferroviaria del Bernina e il caratteristico trenino rosso che in quel
momento ci corre accanto. Saliamo sul passo del Bernina dove riusciamo ad osservare, nonostante la
nebbiolina, la mole del massiccio dal quale scendono le lingue di ghiaccio. Ci portiamo attraverso la forcola
o passo, a Livigno. Qui dopo una sosta per poter ammirare la magnifica valle del paese, TAN!! l’imprevisto
che cerca in tutti i modi di rovinarti la festa, proprio mentre sta per volgere al termine, ma di certo senza
riuscirci. Poco male, dopo aver riparato all’imprevedibile, ci ridiamo sopra davanti ad un pasto luculliano
con stinco, polenta taragna e porcini! A questo punto con dispiacere ci tocca tornare a casa senza poter
seguire il percorso che avevamo in mente. In parte il mio compagno di viaggio Filippo, con il quale ci
separiamo proprio a Livigno dopo un emozionato abbraccio, riuscirà a seguirlo ma dovrà anche lui desistere
causa piogge intense che imperversano sulla sua strada. Io con varie soste tattiche rientrerò a casa un po’
stanco ma sicuramente soddisfatto e appagato da quanto ho potuto apprezzare e vedere attraversando
Svizzera, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia, Austria, Liechtenstein, in questi lunghissimi
10500 km percorsi in lungo ed in largo nel vecchio continente.
Una grande esperienza ricca di forti emozioni che solo un viaggio su strada tra una natura maestosa con
paesaggi di selvaggia bellezza in un mondo da fiaba illuminato dalla luce intensa dell’estate del nord, può
offrire. Tutto questo lo porterò con me e non posso che ringraziare chi mi è stato vicino, Silvia mia moglie,
la mia famiglia, gli amici, tra cui Marco e infine Filippo con il quale ho condiviso tutto questo, ma
soprattutto chi da lassù ha permesso che tutto ciò possa essere accaduto realmente … e che non sia stato
solo un bellissimo sogno.
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https://imgur.com/a/VMUtd